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Silvestri nuovo patriarca del ju-jitsu![]() |
| Il maestro livornese Maurizio Silvestri è il diciannovesimo patriarca - il massimo grado nel mondo - dell’antica scuola giapponese Yamato Yoshin ryu ju-jitsu. E’ il primo occidentale a ricoprire questo incarico che gli è stato conferito nel maggio scorso a Kyoto da soke Kazuhiro Kitada. Questo il racconto della sua fantastica esperienza. |
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Volevo
raccontare almeno l’ultimo, intensivo mese di lavoro, di studio, di vita in
comune con il maestro Kitada, diciottesimo soke dello Yamato Yoshin ryu, stile
che risale a Takagi e che era stato creato per meglio proteggere il grande
Masamori. Voglio raccontare un mese trascorso in parte in Giappone ed in parte
in Italia a conclusione di uno studio iniziato tanto tempo fa e che mi ha
portato, negli ultimi anni, ad intensificare i rapporti con il Maestro ed a
numerosi viaggi-studio nell’Impero del Sol Levante.
Volevo raccontare… Ma si possono descrivere emozioni ed esperienze irripetibili, tanto personali, profonde? Un tempo forse non ci sarei riuscito malgrado i miei trascorsi di giornalista e scrittore. Ma ora ho altri strumenti e la piena volontà di onorare il maestro e lo Yamato Yoshin ryu. Arrivano dunque dal profondo le parole giuste per ricordare che questa scuola e soprattutto lui, il soke che ho conosciuto tanti anni fa, mi hanno fatto crescere enormemente, come tecnico e come uomo. Mi hanno cambiato la vita ed aperto gli occhi su un mondo che avevo soltanto intravisto ed intuito, seppure cercato con caparbietà e rigore. Ora la Via del ju-jitsu, la sua spiritualità e magia mi sono finalmente chiare grazie al cammino percorso nell’acquisizione dei quattro livelli di Conoscenza (shoden, chuden, okuden e menkyo kaiden). Livelli ai quali sono arrivato grazie al lavoro di 41 anni di studio ininterrotto. Non si è trattato di apprendere un nuovo stile: ho capito veramente i principi, i fondamentali della “dolce arte”. Lo Yamato è dunque importante non solo per chi vuole ampliare le proprie conoscenze entrando in una scuola diversa. E’ importante per capire quello che già stiamo facendo. Andando alle origini della tecnica ci si rende conto della validità di quella che ci è stata già trasmessa. Insomma, per dirla in parole dotte, Yamato è ricerca filologica. O, più semplicemente, un balzo avanti in quello che già pratichiamo. Volevo raccontare... Ma l’ultimo mese non basta per capire. .. La mia storia
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![]() Il messaggio del soke
Su questa strada trovo e mi alleno con i “boss” del judo, come Ezio Gamba o Giovinazzo; del karate con Kanazawa, wing chun e dunque Leu ting, Narcisse Pula, Botzep… Bob Breen per il jeet kune do, Valera nella kick. Ancora Ianilov, Kaddush, Maor nel krav maga e tanti, tanti altri ancora. Da ognuno ho qualcosa ma non perdo di vista il mio scopo finale né, tantomeno, il ju-jitsu che mai abbandono naturalmente ma che arricchisco grazie alle esperienze che vado maturando. Non tutti capiscono il mio percorso, qualcuno fraintende. Ma non sono problemi miei. Poi la Via della Conoscenza, oltre che in Gran Bretagna mi porta in Giappone, di nuovo da Kitada che rivedo con gioia. Gli anni sono passati anche per lui; la malattia l’ha segnato profondamente ma solo nel corpo. Lo spirito, la fierezza, la dignità dell’uomo sono gli stessi. Mi dice che non mi ha mai dimenticato. E mi mostra un grande fascicolo in cui sono raccolti prima articoli poi stampe di Internet: parlano di me della Italian Management dell’attività svolta in tantissimi anni. Lui ha capito il mio percorso. E’ disposto ad aiutarmi. ![]() Così approfondisco la Via dello Yamato. Insieme a mio figlio Michele che il Maestro vuole al mio fianco in quanto potrà garantire la continuità della Scuola. E’ una Via che non si distacca da quel percorso spirituale e tecnico che porto avanti da tempo. Anzi, permette di andare – appunto - oltre la pura tecnica, arrivare all’Essenza, all’Arte. A quel ju-jitsu che tanti anni di studio meritano. Nello Yamato vige il sistema antico non quello introdotto da Jigoro Kano con i nastri colorati (le moderne cinture). Alla vita si portano solo la bianca, la nera o la viola simbolo, nello scintoismo, del massimo livello di sacralità e di purezza raggiunto. Dalla
prima cintura all’ultima si incontrano i livelli di Conoscenza: sono quelli che
fanno la differenza. Scopro ed in parte riscopro i valori e la realtà delle
tecniche. Ma soprattutto che cosa significa “dolce arte”. Scopro nuovi aspetti
del “ju” il simbolo della “morbidezza”, dell’uso corretto dell’energia. E
molto, molto altro ancora. Il maestro Kitada mi introduce nei segreti della
scuola, segreti custoditi gelosamente per anni e diffusi con molta parsimonia
tra un numero ristretto di allievi. Lui stesso, Kitada sensei, li ha ricevuti
in clandestinità da Minaki che ha seguito fino all’ultimo. ![]() Kitada si muove come una volta, sembra che sul tatami il tempo non sia mai passato per il suo corpo. “In realtà siete voi a darmi energia – afferma – tu e tuo figlio. Anche i tuoi allievi che sto conoscendo e che apprezzo”.
Poi, durante uno dei viaggi in Giappone, il maestro mi dice se sono disposto a portare avanti la Scuola. “Potresti diventare il 19esimo soke della nostra scuola”.
Mi sembra di vivere in un sogno. Da uomo razionale con forte ispirazione illuministica e massonica dovrei fare un’analisi più profonda di quanto apprendo. Ma chi parla è talmente sicuro… posso solo accettare e credere. E’ il culmine i una vita dedicata al ju-jitsu. I candidati giapponesi non sono molto contenti e me lo dimostrano durante gli allenamenti che si svolgono a Kyoto e Nishinomya. Ma nessuno si permette di fare obiezioni e, alla fine, sono i primi a complimentarsi con me: “Soke sa quello che fa”. Anche a loro del resto andranno i makimono ma non la discendenza diretta alla guida dello Yamato yoshin ryu.
E siamo alla cronaca dell’ultimo fantastico periodo. A Kyoto, alla suggestiva cerimonia di consegna dei makimono di menkyo kaiden con il relativo certificato di passaggio della scuola Yamato al sottoscritto, primo occidentale ad ottenere questo risultato. La licenza di menkyo kaiden non è sufficiente per avere il titolo di soke che mi viene garantito invece dallo speciale certificato. “Mostralo bene insieme ai makimono – raccomanda Kitada – Purtroppo è già accaduto che qualcuno abbia acquistato delle pergamene e si sia autoproclamato soke senza che sia stato il capo scuola a nominarlo suo successore. Altri hanno cambiato date, falsificato firme… Ma questo non ti riguarda: tu hai tutte le carte in regola. E come dite voi: carta canta”. ![]() ![]()
Trascorrono veloci le settimane. Sono giorni intensi nei quali sembra il tempo non esista. Il maestro vuole approfondire la mia preparazione, rifinire gli insegnamenti. Si lavora in pratica notte e giorno: sembra inesauribile. Pare un artista che dà gli ultimi colpi di pennello alla sua opera. Quelli importanti, quelli – per dirla come gli spagnoli – del Duende. Ovvero che conferiscono al dipinto un’anima, uno spirito che lo porterà nel futuro con una propria vita che prescinde dall’artista che l’ha creato. E così il presente si fonde col passato ed il futuro. Pian piano comprendo meglio il significato della preghiera nel santuario buddista dove ho recitato col Maestro, rivolto alla divinità che è in ognuno di noi. Non per chiedere o invocare. Semplicemente per “sentire” quello spirito, l’energia che ci fa vivere… Che ho imparato ad evocare e percepire in un percorso che qualcuno potrebbe definire esoterico…
Verso il futuro
Alfine Kitada sensei mi aiuta: “Lungo la tua strada troverai persone meritevoli ed altre no. Hai le doti per capire. Il Sapere, i segreti che ti ho trasmesso ti aiuteranno ad agire sempre nel migliore dei modi”. Vorrei avere ancora il maestro a guidarmi. “No, è ora che tu vada da solo. Io sto per completare il mio percorso. Con te ho sistemato una parte del mio mondo. Ora devo rendermi utile a quanti, ammalati come me, hanno perso l’uso della parola. A loro insegnerò di nuovo a parlare, come io stesso ho appreso. E’ un’opera importante che richiede tutte le energie che mi restano. Lo Yamato è nelle tue mani. In buone mani”. ![]() |
